Il 2 giugno, festa ricca di simboli che deve vedere l’uomo al centro del divenire della storia

30/05/2023

“Il referendum del 2 giugno ha cambiato il percorso della storia italiana. La scelta di campo per la forma Repubblicana, seppur sofferta e di misura, ha posto fine alla monarchia aprendo la strada delle libertà democratiche. Una strada che va tutelata, difesa, se possibile ampliata, perché appare ancora troppo fragile e a volte inadeguata a reggere l’urto di fatti ed eventi che stanno sconvolgendo la contemporaneità”. Luciano Romoli, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A∴L∴A∴M∴, puntualizza il senso di una festa importante che non può lasciare nessuno indifferente.

“L’espressione più alta di quell’anelito di libertà giunto a maturazione collettiva a seguito dell’immane tragedia del conflitto mondiale è iscritta nella Costituzione, di cui dobbiamo celebrare e ricordare oggi più che mai i valori fondanti – prosegue Romoli – I principi in essa contenuti sottendono un pieno rispetto del pluralismo, della diversità delle culture e delle fedi religiose, nel segno della tolleranza, fanno parte dell’impegno che la Massoneria in Italia e nel mondo porta avanti, continuando a battersi per una società più giusta, capace di uscire dallo stato di “minorità” investendo sul sapere, sulla cultura del diritto, sull’istruzione obbligatoria, sulle riforme di sistema, sul rispetto dell’ecosistema che ci accoglie”.
Dobbiamo difendere gli strumenti della democrazia che, lo ha recentemente denunciato il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz appaiono sotto scacco, a tutte le latitudini, minacciati da diseguaglianze crescenti, dal diffondersi della povertà e da forme striscianti di razzismo. Continuare a essere protagonisti – nella visione di Romoli – della costruzione di un sano patriottismo repubblicano e costituzionale, scevro da ideologie, fondato sulla crescita dell’uomo e della sua spiritualità, che se coltivata ci fa essere adulti e realmente sovrani come è scritto nella Carta costituzionale, qualifica la nostra identità di massoni. Non possiamo abbassare la guardia. Le guerre insanguinano il mondo, non risparmiando neanche la nostra Europa, che sembra aver dimenticato l’esperienza drammatica del Novecento. La globalizzazione mostra i suoi limiti e il capitalismo si avvita su se stesso, inseguendo un profitto senza regole che mortifica l’individuo, disconoscendo i suoi bisogni primari, mentre l’attualità ci mette di fronte alla narrazione di partiti senza ideologia che stanno facendo barcollare le democrazie tra spinte neo conservatrici, tensioni populiste e leadership fluide, che si configurano nelle sembianze instabili di “vortici in fusione” privi di radicamento nelle grandi culture politiche che hanno attraversato l’Occidente. In un tale contesto nostro compito precipuo è quello di difendere i sistemi rappresentativi dalle tentazioni plebiscitarie, che tendono a svuotare le istituzioni parlamentari del significato più profondo.

Costruire il tempio della convivenza come scritto nel libro sacro vuol dire, per i fratelli e le sorelle aderenti ai principi e ai valori massonici, operare per ricucire il tessuto slabbrato di un corpo collettivo che ha smarrito la dimensione spirituale, per tornare dove le cose hanno un senso, ridando fiato al “principio speranza” enunciato dal grande pensatore Ernst Bloch. Non si tratta di coltivare illusioni o fugaci utopie, ma di esercitare una virtù concreta, un atteggiamento dirompente incline al cambiamento, capace di incidere nella storia, modificandone il percorso.
Facciamo perciò di questo due giugno – conclude Romoli – una festa “calda”, vivificata dai simboli, senza vuote ritualità, ricca di prospettiva, aperta a un futuro positivo che possa celebrare finalmente l’uomo posto al centro del divenire della società in movimento.

La Costituzione ci parla di diritti e doveri che si tengono per mano nel bilanciamento di eguaglianza e libertà, tocca anche a noi, espressione attualizzata della libera muratoria, affermare l’avvento di una nuova età dei diritti, che si possono attuare appieno solo nel duplice binario della partecipazione collettiva e del richiamo alla solidarietà, collante decisivo che non può mancare, come stiamo vedendo in questi giorni drammatici che sta vivendo l’Emilia Romagna, se vogliamo scegliere la vita e scongiurare la “grande catastrofe” che incombe su un pianeta sofferente.