Facciamo memoria del 2 giugno, ricordando la festa della nostra Repubblica fondata sui valori della democrazia liberale

31/05/2024 18:00

Roma

Celebrare la Festa della Repubblica in una situazione geopolitica sconvolta dalle atrocità della guerra assume una valenza molto forte e precisa. Scelta sofferta ma netta nell’esito quella del 2 giugno, capace di superare i tanti rigurgiti di conservatorismo diffusi lungo lo stivale. Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica ha aperto un capitolo decisivo di quella che Norberto Bobbio ha definito “età dei diritti”. Da quel momento il Paese avrebbe affrontato la modernità, superando la profonda condizione di prostrazione morale e materiale che il secondo conflitto mondiale aveva generato.  “Noi massoni – commenta il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. Luciano Romoli – abbiamo dato un contributo decisivo alla storia d’Italia, perché si potesse chiudere la stagione tragica della dittatura. 

 

I padri costituenti si sono impegnati affinché si potesse inaugurare un periodo di rinascita della libertà, dopo la repressione delle “leggi eccezionali” del regime. La stella a cinque punte, che rappresenta la nostra Repubblica, incarna l’importanza della difesa delle libertà, in contrapposizione ai totalitarismi che opprimono l’individuo, privandolo della dignità.

“Il 1946 è un anno cruciale, sottolinea il Gran Maestro Romoli: per la prima volta in Italia, le donne maggiorenni potevano votare ed essere elette. Questo rappresentò il primo concreto passo delle donne nell’attività politica del paese. Dopo il Referendum del 2 giugno 1946, che sancì la vittoria della Repubblica, il 25 giugno 1946 si riunì per la prima volta l’Assemblea costituente. In quell’occasione, ben 21 donne, le cosiddette Madri Costituenti, entrarono a far parte di quel gruppo di eletti. L’ingresso di queste 21 donne nello scenario politico nazionale permise che le istanze del mondo femminile, fino ad allora delegate agli uomini, potessero essere portate avanti direttamente da chi fino a poco prima non aveva voce. Nella Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. – prosegue il Gran Maestro Romoli – le Sorelle e i Fratelli, insieme, sono impegnati a pieno titolo nella costruzione del tempio, uno spazio di accoglienza della diversità, di confronto e dialogo”.

Repubblica, democrazia, lavoro, i padri Costituenti nella definizione della Carta hanno individuato questi tre pilastri su cui poggia lo Stato e le nostre Istituzioni. Se viene meno una di queste componenti il patto sociale si incrina, si fa concreto il rischio di una torsione autoritaria. Sempre in virtù della scelta referendaria possiamo vivere e sperimentare i valori della democrazia liberale, la sua essenza profonda che si alimenta del rispetto delle minoranze e della libertà universale di opinione. Le democrazie sono minoranza nel mondo. La democrazia sarà la peggior forma di governo, come sosteneva Winston Churchill, ma non ne conosciamo di migliori, perciò dobbiamo strenuamente difenderla. 

“E’ la fraternità – prosegue l’analisi di Romoli – la sfida più forte per la democrazia, un valore che emerge prepotente nelle contraddizioni del tempo presente. Nei rapporti politici la fraternità si traduce in pratica con il pluralismo, nella sfera sociale con l’affermazione della centralità della persona, altro termine chiave che attraversa il dettato costituzionale vivificandolo. L’impegno della Massoneria si concentra su questa intuizione dei padri costituenti, e si sviluppa nel desiderio di attuare una società giusta. L’altro è la condizione che ci chiama all’essere, che provoca una risposta di senso cui non possiamo sottrarci. Il tempio che vogliamo continuare a costruire si basa sulla fiducia e sull’esercizio di una cittadinanza attiva, consapevole, in una parola adulta”. 

Ha ragione il filosofo Mauro Ceruti a invocare una “nuova Paideia”, che si traduce nel ridare fiato alla spiritualità che può rigenerare la nostra capacità di progettare il futuro, superando la crisi in cui siamo precipitati, che è prima di tutto una crisi cognitiva. L’architettura democratica deve continuare a misurarsi con la complessità sistemica che caratterizza il tempo presente. A noi spetta comprendere la catena di implicazioni che maturano nella storia senza cedere alla tentazione della semplificazione. “Il sapere è entrare nel movimento delle cose, nel gioco dei vincoli e delle possibilità che si generano e si trasformano” se ne abbiamo coscienza, esercitando il rispetto e la difesa dei diritti dell’uomo potremo evitare di ripercorrere la strada che, nel secolo scorso, ha portato L’Europa e il mondo verso l’abisso.    

   Roma, 29 maggio 2024